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Articolo tratto dall’Espresso, voce Società / Nuovi miti.

Estasi in corpo

Caduti gli dei. Finite le rivoluzioni. Crollate le ideologie, resta solo la nostra fisicità. Centro di potere e di seduzione. Da curare, manipolare, esibire come un nuovo credo.
Les dieux sont morts et les révolutions enterrées.  Orphelins d’idéologies, il ne nous reste que la matérialité de notre corps. Un instrument de pouvoir et de séduction, à soigner, à manipuler et à exhiber comme un nouveau credo.








di Sabina Minardi

Schiene curve, petti scavati, gambe storte. Ogni giorno, a Varanasi, nei pressi del fiume Gange, si arranca così fino agli hotel “stay and die”: gli alberghi dove gli indiani pernottano, per essere più vicini ai roghi dove andare a morire, liberandosi di un corpo qualunque. Ogni giorno, milioni di occidentali ancheggiano verso cliniche dove trasformano se stessi, appianano le rughe, partoriscono fuori tempo massimo, annientano il dolore con cure sempre più efficaci, cambiano anatomia. Giocano a fare Dio, con un corpo che somiglia all’argilla originaria: fisici chimicamente modificati, prima di essere, nel futuro, geneticamente modificati. Corpi allenati dal fitness, modificati dai regimi alimentari, emancipati dai dati anagrafici. Mortificati, magari, ma per scelta. Messi al centro di ogni aspettativa, comprese quelle di salvezza.

 

Si gioca sul destino dei corpi l’ennesima divisione del mondo: da un lato corpi logorati, mutilati dalle guerre, dal tempo e dalle malattie, dall’altro fisici fiammanti, nutriti da farmaci e cosmetici, riparati da organi altrui. Una metamorfosi, per l’Occidente, ben più profonda delle apparenze. Prove tecniche di scambio: tra spiritualità e morfologia. Con la conquista della morte, scelta, programmata, come ultima tappa. Un obiettivo che marcherà nella storia un nuovo prima e dopo: a. C. e d. C. Dove la “C”non sta per Cristo, ma per corpo.

 

È “Il trionfo del corpo”, come titola il saggio di Hervé Juvin (pubblicato da Egea), esperto di banche, assicurazioni e gestione di patrimoni, alle prese con il “capitale” corpo: una vittoria sancita dal benessere, dalla pace, dalle promesse della moda e dell’estetica. «Dopo gli dei, dopo le rivoluzioni, dopo i mercati, il corpo sembra essere il nuovo criterio di verità: non solo culturale, ma anche economico e sociale», scrive l’autore: «Il corpo è diventato il centro di tutti i poteri. In lui riponiamo ogni speranza».

 

Perché se prima era l’anima sacra, in gioco c’era l’eternità, e chi non la conquistava si torceva per sempre nelle fiamme, oggi che il presente conta più del domani, e il fisico dipende dalla volontà di ciascuno, è il corpo stesso a rivestirsi di sacro, la carne a farsi Verbo, il cielo stellato e la legge morale a fondersi in una cosa sola.

 

«C’è una sacralizzazione individuale e sociale del corpo», conferma Marino Niola, docente di Antropologia dei simboli all’Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa di Napoli e autore di “Don Giovanni o della seduzione” (L’ancora del Mediterraneo): «Nella tradizione filosofica occidentale corpo e anima erano separati, anzi l’uno era d’ostacolo all’altro. Oggi il corpo sta andando a occupare lo spazio dell’anima: si sta “spalmando” sull’anima. Trasformando se stesso in criterio di verità».

 

La nuova fede si organizza, tra fabbricanti di cosmetici e personal trainer per neo sacerdoti, e con un credo distribuito tra circoli, palestre, centri benessere e divani degli psicanalisti. Mentre nuove indulgenze si acquistano in centri fitness e luoghi di divertimento. «Più di un quarto del Pil mondiale », ipotizza Juvin, «da qui a dieci anni potrebbe dipendere dalle spese per il benessere: un settore economico non ancora consolidato, ma che in futuro metterà insieme reti sanitarie e cliniche estetiche, ospedali e industrie alimentari, colossi dell’elettronica e centri di produzione di protesi».

 

«Oggi sul corpo c’è un eccesso di investimento. Ma dietro a questa attenzione spasmodica per un fisico tendente alla perfezione e in grado di comunicare l’identità che si vuole, c’è un disperato bisogno di sacro », nota il sociologo Franco Garelli, preside della Facoltà di Scienze politiche dell’Università i Torino: «Questa necessità era in passato attratta dalla religiosità. Oggi si manifesta attraverso la sacralizzazione dell’esistenza. In un mondo secolarizzato, il corpo assume su di sé il bisogno di sacro. Surrogato delle grandi fedi».

 

E la soluzione può anche funzionare. «La sacralizzazione del corpo dimostra che nella modernità avanzata non sono gli interrogativi profondi a sparire, ma le risposte», aggiunge Garelli: «Cercare a fondo la risposta a un interrogativo esistenziale significa esporsi al rischio di inquietudini e insuccessi. Ecco perché si preferisce non approfondire.

 

Ci si aggrappa a miti più alla portata di mano. E si delega il corpo a fare da punto di riferimento “penultimo” di senso». La religione del corpo enuncia i suoi dogmi. E il culto si onora con un corpo “esplosivo”, come dimostrano personaggi che hanno scelto di essere belli. E che belli sono diventati davvero, lavorando su stessi, e sui loro muscoli: Madonna, Mariah Carey, Demi Moore. «Non più prigione dell’anima, il corpo diventa progetto, materia, linguaggio con cui dare forma ai desideri», dice Raffaella Ferrero Camoletto, ricercatrice in Sociologia dei processi culturali all’Università di Torino, e autrice di “Oltre il limite” (Il Mulino), sul corpo tra sport estremi e fitness: «Il corpo diventa sacro in quanto utilizzato come strumento di verità e di significato. Ed è anche spazio simbolico sul quale incidere nuovi riti». Un’esigenza di cerimonia accentuata dalle infinite possibilità della scienza, che mette al riparo da molti rischi; dalla diffusione del virtuale, che con le immagini offre una mediazione continua delle emozioni. «Un corpo scarnificato cerca sfide estreme per sentirsi vivo», aggiunge Ferrero Camoletto: «C’è il desiderio di tornare alle esperienze dirette, di sperimentare sulla pelle la vita». Perché col sogno dell’immortalità sempre più vicino, il corpo è anche l’unica cosa che ci resta di umano: luogo dell’autenticità per eccellenza.

 

Contro una tradizione cristiana che lo ha considerato strumento della tentazione, dell’inganno, della vacuità. «Il mondo occidentale sta recuperando una tradizione orgiastica mai riconosciuta sino in fondo», dice Niola: «La concezione del corpo è stata basata sull’ascetismo: padronanza di sé, dominio dei sensi. Oggi si valorizza il corpo come tramite verso le emozioni e l’istinto, dimensioni trascurate, ma anch’esse vie per la conoscenza». Veicolo verso il sacro; materia che, declinata al femminile, accentua lo scontro tra Islam e Occidente; oggetto di un nuovo diritto di proprietà, il corpo non è mai stato al centro di così tanti interessi.

 

E il fenomeno potrebbe accentuarsi in futuro, quando la neuroconomia pretenderà di conciliare le scienze economiche con la vita. «È lecito immaginare che i paesi sviluppati, di fronte all’esigenza di frenare l’esplosione della spesa sanitaria, si interrogheranno sul capitale salute dei loro abitanti. E prenderanno in considerazione ogni mezzo per migliorare le performance della popolazione», scrive Juvin. Qualche segnale c’è già: dal voto alla massa corporea in pagella, introdotto negli Stati Uniti per combattere l’obesità, al divieto di pubblicità degli hamburger extra-large sancito in Spagna dal governo Zapatero.

 

«Stiamo imponendo al corpo doveri che riguardavano l’anima: tra dettami del fitness e modelli estetici lo stiamo avviando verso una normalizzazione », avverte Niola: «Viviamo in un’epoca di biopolitica, che punta a un controllo del corpo: si guardi all’uso delle staminali, alle norme sulla maternità. O alle battaglie contro l’obesità: c’è un problema sanitario, collettivo, di costi. Ma questo terrore del grasso, nemico subdolo da combattere, lievito che altera i corpi come uno straniero che invade, fa sorgere il sospetto di un’operazione di controllo pericolosissima. Attenzione a non precipitare in un neo ascetismo». E in una nuova schiavitù: perché se il corpo è sacro, governarlo vuol dire dominare l’anima.

Dos courbés, poitrines creusées, jambes chancelantes : chaque jour, à Bénarès, au bord du Gange, de nombreux indiens se traînent  jusqu’aux hôtels «stay and die» où ils attendent la mort, tout près des bûchers qui les libéreront d’un corps quelconque. Chaque jour, des millions d’occidentaux se dandinent vers des cliniques d’où ils sortiront transformés : effacement des rides, grossesses plus que tardives, éradication de la douleur avec des traitements toujours plus efficaces, modifications anatomiques. On joue au Créateur avec un corps qui semble fait de l’argile originelle : ces  physiques chimiquement modifiés seront peut-être, à l’avenir, génétiquement modifiés. Mortifiés, ces corps sculptés par le fitness, modifiés par les régimes alimentaires, affranchis de l’état civil ? Sans doute, mais par volonté individuelle. Ils focalisent en tout cas toutes les espérances, y compris celle du salut.

 

L’énième fracture du monde se lit dans le destin des corps : d’un côté des corps usés, mutilés par les guerres, le temps et les maladies, et de l’autre des corps fringants, repus de médicaments et de cosmétiques, réparés par les organes de tiers. Cette métamorphose est pour l’Occident bien plus profonde qu’il n’y paraît. On s’adonne à des essais techniques de permutation entre spiritualité et morphologie avec, pour ultime étape, la conquête de la mort comme événement choisi, programmé. Un objectif qui marquera l’histoire d’un nouvel avant et d’un nouvel après : les abréviations a.C et d.C  [1] signifieront désormais «avant ou après ou le Corps». Le Corps à la place du Christ.

 

Il s’agit bien de «L’Avènement du corps » - pour reprendre le titre d’un essai d’Hervé Juvin (publié par Egea en Italie), un triomphe consacré par la paix, le bien-être, les sirènes de la mode et de l’industrie esthétique. L’auteur, expert des marchés financiers, des assurances et de la gestion du patrimoine, y analyse le phénomène du « capital corps » : «Après les religions, les révolutions, l’économie de marché, le corps semble être le nouveau critère de vérité, non seulement culturel, mais aussi économique et social ». Et d’ajouter : «Le corps a pris le pouvoir. Nous plaçons en lui tous nos espoirs».

 

Autrefois, l’âme, considérée comme sacrée, aspirait à l’éternité, et ceux qui ne parvenaient pas à gagner leur salut brûlaient pour toujours dans les flammes de l’enfer. Mais en ces temps où le présent compte plus que l’avenir, où l’on pense que le physique dépend de la volonté de chacun, le corps  se voit investi par le sacré : la chair se fait Verbe, l’immensité du firmament et la loi morale deviennent une seule et même chose.  

 

 «Il y a une sacralisation individuelle et sociale du corps», confirme Mario Niola, professeur d’Anthropologie des symboles à l’Institut Universitaire Suor Orsola Benincasa de Naples, et auteur de «Don Giovanni o della seduzione» (l’Ancora del Mediterraneo). «Dans la tradition philosophique occidentale, le corps et l’âme étaient séparés, l’un faisant même obstacle à l’autre. Aujourd’hui, le corps tend à prendre la place de l’âme : il «s’étale» sur l’âme, et devient à lui seul un critère de vérité».  

 

La nouvelle religion a ses nouveaux prêtres – fabricants de cosmétiques, coaches etc. – et diffuse son credo dans les clubs, les salles de sports, les centres de bien-être, les cabinets de psychanalystes. Désormais, c’est dans les centres de loisir et de remise en forme que l’on achète les nouvelles “indulgences”. Selon Hervé Juvin, on peut penser que «d’ici dix ans, le quart du PIB mondial sera généré par les dépenses pour le bien-être. C’est un secteur économique qui n’est pas encore complètement structuré mais qui pourrait à l’avenir voir fusionner les soins sanitaires et esthétiques, les hôpitaux et les industries alimentaires, les colosses de l’électronique et les centres de production de prothèses».

 

«De nos jours, le corps est l’objet d’un investissement excessif. Mais derrière cette obsession d’un physique tendant à la perfection et en mesure d’exprimer une identité choisie, il y a un besoin désespéré de sacré», note le sociologue Franco Garelli, doyen de la Faculté de Sciences Politiques de l’Université de Turin. «Cette exigence était autrefois captée par la religiosité. Aujourd’hui, elle se manifeste à travers la sacralisation de l’existence. Dans un monde sécularisé, le corps prend en charge le besoin de sacré, succédané des grandes religions». 

 

Une solution qui pourrait marcher. «La sacralisation du corps montre que dans notre société ultra moderne, ce ne sont pas les grandes questions qui ont disparu, mais les réponses», ajoute Franco Garelli. «Car rechercher la réponse à une question existentielle signifie s’exposer à l’angoisse et à l’échec. Voilà pourquoi on préfère ne pas aller trop loin».  

 

«On se cramponne aux mythes les plus accessibles. Le corps devient donc la « vérité avant-dernière». Et la religion du corps énonce ses dogmes. Un culte que l’on célèbre par un  physique «explosif», sur le modèle des personnalités qui ont choisi d’être belles  - Madonna, Mariah Carey ou Demi Moore – et  le sont réellement devenues en travaillant sur elles-mêmes, sur leur musculature. «Le corps n’est plus prison de l’âme, mais projet, matière, langage où les désirs prennent forme», note Raffaella Ferrero Camoletto, chercheuse en Sociologie des processus culturels à l’Université de Turin, et auteure de «Oltre il limite» (Il Mulino), un essai sur le corps s’adonnant aux sports extrêmes et au fitness. «Le corps devient sacré parce qu’utilisé comme instrument de vérité et de sens. C’est aussi un espace symbolique sur lequel on peut inscrire de nouveaux rites». Un désir de cérémonial étayé par les potentialités infinies de la science, qui protège de nombreux risques, et par la diffusion du virtuel, dont les images offrent une médiation continue des émotions. «Un corps décharné recherche des sensations extrêmes pour se sentir vivant», ajoute Mme Ferrero Camoletto. «On tend à revenir aux expériences directes, pour sentir la vie à même la peau». Le rêve d’immortalité semblant de plus en plus accessible, le corps est la seule chose humaine qui nous reste : le lieu de l’authenticité par excellence.

   

Contre une tradition chrétienne qui a toujours considéré le corps comme tentation, tromperie et vanité,  «le monde occidental est en train de renouer avec une tradition orgiaque jamais totalement reconnue», affirme Mario Niola. «La conception du corps a été longtemps fondée sur l’ascétisme : maîtrise de soi, contrôle des sens. Aujourd’hui on valorise le corps en tant que vecteur des émotions et de l’instinct, dimensions négligées mais qui ne constituent pas moins un chemin vers la connaissance». Tremplin vers le sacré, matière qui, déclinée au féminin, creuse le fossé en Islam et Occident, objet d’une nouvelle revendication de propriété, le corps n’avait jamais focalisé autant d’intérêts.

Le phénomène pourrait s’accentuer à l’avenir, quand la neuroéconomie prétendra concilier la vie et les sciences économiques. «On peut tout à fait envisager que face à la nécessité de freiner l’explosion des dépenses sanitaires, les pays développés s’interrogeront sur le capital santé de leurs habitants. Et ils étudieront tous les moyens possibles pour améliorer les performances de leur population», écrit Hervé Juvin. Le thème de la lutte contre l’obésité nous en fournit déjà quelques exemples : aux États-Unis, une note évaluant l’indice de masse corporelle figure sur le bulletin scolaire ; en Espagne, le gouvernement Zapatero interdit de faire de la publicité pour les hamburgers «XXL». 

 

 «Nous imposons au corps des devoirs que l’on dictait autrefois à l’âme : les diktats du fitness et des canons de beauté génèrent une uniformisation des corps», signale Mario Niola. «Nous vivons une ère de biopolitique qui aspire à un contrôle du corps ; il suffit de penser à l’utilisation des cellules souches et à l’encadrement de la grossesse. La lutte contre l’obésité souhaite résoudre un problème sanitaire collectif, un problème de coûts. Mais cette terreur de la graisse, ennemi sournois à combattre, levain qui altère les corps tel un envahisseur étranger, masque un désir de contrôle très dangereux. Attention à ne pas sombrer dans un néo-ascétisme ! ». Et dans un nouvel esclavage, car si le corps est sacré, le régenter c’est aussi dominer l’âme.

Par Sabina Minardi.


[1] N.d. T. : a.C et d.C  (avanti Cristo et dopo Cristo)  correspondent aux abréviations av.J-C et apr. J.-C.